La etnomatematica

La Etnomatematica:

“Etnomatematica è lo studio delle pratiche matematiche dei gruppi socioculturali. Benché sia caratterizzata da metodi simili a quelli dell’etnografia, i gruppi socioculturali cui rivolge la sua attenzione non consistono esclusivamente in comunità etnicamente intese o società di piccola scala, ma anche in gruppi interni alle società avanzate, come categorie professionali, collettività locali, tradizioni religiose, strati sociali e così via. Gli etnomatematici ritengono che esistano diverse matematiche, ciascuna prodotta della cultura e della società che l’ha generata. Per studiarle occorre tenere conto della contestualizzazione culturale e storica. Ciò contribuirebbe alla comprensione delle culture e allo stesso tempo alla comprensione della matematica. Il termine Etnomatematica fu coniato dallo studioso brasiliano Ubiratan D’Ambrosio.”

Molto interessante a proposito sono le riflessioni del professor Franco Favilli il quale evidenzia che l’uomo, nel creare lo strumento linguistico è condizionato dall’ambiente sociale e culturale in cui vive, così è condizionato dalla società e dalla cultura a cui appartiene anche nel creare gli strumenti matematici. Lo studioso infatti sostiene che se guardiamo all’essenza della matematica, al suo cos’è si deve ammettere che culture diverse creano (non solo lingue ma anche) matematiche diverse”.

A questo proposito Alan Bishop sottolinea come sia la matematica scolastica che le diverse etnomatematiche si sviluppino a partire da comuni categorie di attività, che vengono individuate nel contare – misurare – situare – disegnare – giocare – spiegare.

Alla luce anche di queste considerazioni, l’attenzione di alcuni studiosi di cose matematiche (a livello storico, antropologico, educativo, didattico, ecc.) si è rivolta allo ricerca ed all’analisi di attività matematiche caratteristiche di culture diverse da quella occidentale (o meglio, di quella scolastica occidentale). In questa direzione si sono mossi, ad esempio, Zaslavsky, Ascher, Joseph, Gerdes che, attraverso i loro libri, hanno mostrato quanto ricche siano le conoscenze matematiche di popolazioni lontane, la cui cultura viene troppo spesso valutata in base ad una semplice comparazione con quella dominante del mondo occidentale: come se le culture potessero essere pesate o misurate!. la Ascher fa notare per esempio, come ci siano svariati modi per riuscire a raccordare il ciclo delle stagioni con quelle delle lunazioni. Abbiamo così la popolazione di un isola presso la Nuova Guinea che utilizza mappe formate da nervature di foglie di palma legate con fibre di cocco con qualche conchiglia, il tutto unito in maniera a prima vista casuale; in realtà le mappe racchiudono perfettamente le informazioni necessarie per la navigazione oceanica con il tipo di barche a vela usate degli indigeni, e da questo punto di vista sono funzionali esattamente come le nostre cartine con i percorsi delle metropolitane. Il sikidy, un tipo di divinazione usato in Madagascar, è basato sulla stessa logica binaria dei computer!

Paulus Gerdes nei suoi studi indaga per esempio la matematica nascosta nelle attività tradizionali appartenenti alle culture africane e americane. Molto  interessante è la ricerca di Gerdes sulla matematica insita e ricollegabile ad una particolare attività grafica svolta dai cantastorie della tradizione popolare di alcune zone dell’Angola .Questi cantastorie accompagnano il loro racconto disegnando sulla sabbia una serie di punti ordinati in forma di tabella e tracciando, in obliquo, una linea continua, con determinate regole e con il fine di racchiudere tutti i punti; i disegni così ottenuti – detti sona –che  sono poi arricchiti in modo da ottenere figure che si rifanno alla storia raccontata. Bene, il numero di linee necessarie per racchiudere tutti i punti dipende dal numero delle righe e dal numero delle colonne della tabella da essi costituita: è esattamente il loro Massimo Comune Divisore! Al di là della sorpresa di questo risultato, è interessante sapere però che questi cantastorie, per lo più analfabeti, sono capaci di indicare questo numero, il MCD, fin dalla scelta iniziale delle dimensioni della tabella. L’analisi approfondita di questi sona consente inoltre di introdurre e riflettere su altri concetti ed argomenti matematici, quali le simmetrie, la teoria dei grafi, la somma di successioni numeriche.

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento vi segnalo alcuni siti d’interesse:

http://vismath7.tripod.com/gerd1

http://www.dm.unibo.it/rsddm/it/esper/2009%20spinea/matematica%20angola.pdf

http://www.rpi.edu/~eglash/isgem.dir/isgem_it.htm

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